La storia del canto difonico, noto anche come canto armonico o overtone singing, nel Novecento può essere vista come un susseguirsi di intuizioni individuali, percorsi di ricerca e pratiche artistiche spesso molto diverse tra loro, che hanno progressivamente ampliato il generale modo di concepire la voce.
In questo panorama, figure come Arthur Miles, Michael Vetter, Roberto Laneri, Bernhard “Bardo” Jaeger, David Hykes, Kiva Simova, Tran Quang Hai, Mark van Tongeren e Wolfgang Saus occupano posizioni diverse, ma complementari.
Alcuni hanno aperto nuove strade in modo quasi inconsapevole; altri hanno elaborato pratiche personali; altri ancora hanno dato forma a un pensiero analitico e comparativo sul rapporto tra voce, armonici e ascolto.
Arthur Miles ed il canto armonico al 100% melodico
Tra queste figure, Arthur Miles occupa un posto del tutto particolare.
Il suo brano “Lonely Cowboy”, registrato nel 1929, è uno dei documenti più sorprendenti della storia del canto difonico in occidente.
Più che come una curiosità folklorica, può essere ascoltato come il segno di una sensibilità straordinariamente avanzata. Arthur Miles non si limita infatti a produrre armonici udibili, ma li usa in modo chiaramente melodico, lasciando intuire una consapevolezza musicale molto rara per l’epoca.

Più che come una curiosità folklorica, può essere ascoltato come il segno di una sensibilità straordinariamente avanzata. Arthur Miles non si limita infatti a produrre armonici udibili, ma li usa in modo chiaramente melodico, lasciando intuire una consapevolezza musicale molto rara per l’epoca.
È questo il punto che rende la sua figura così importante. Molti interpreti successivi hanno lavorato sugli armonici come effetto timbrico, come colore o come estensione della voce. In Miles, invece, si coglie già un’attenzione precisa al profilo melodico degli armonici selezionati.
In questo senso, il suo canto era davvero all’avanguardia.
Va anche precisato che, nel suo caso, è più corretto parlare di overtone singing che di throat singing. L’aspetto decisivo non è l’uso di una vocalità gutturale in senso stretto, ma la capacità di organizzare gli armonici superiori usando come base la sua voce “pulita”.
Michael Vetter e il canto armonico corale
Se Arthur Miles rappresenta una sorta di preistoria modernissima del canto armonico occidentale, Michael Vetter ne incarna invece una fase pienamente consapevole e progettuale.
Musicista, autore e sperimentatore, Vetter ha lavorato a lungo sul canto armonico come pratica artistica autonoma, contribuendo in modo importante alla sua diffusione in Europa.
Nella sua attività con The Overtone Choir, il suono armonico non è trattato come un semplice effetto vocale, ma come campo di ascolto, esercizio percettivo e materiale compositivo.
Vetter ha avuto un ruolo decisivo nel mostrare che il canto armonico difonico poteva essere sviluppato non solo come abilità individuale, ma anche come esperienza collettiva e corale.
La sua ricerca ha dato grande spazio alla qualità della risonanza, al rapporto tra respiro e ascolto e alla dimensione quasi contemplativa del suono. In lui la voce si fa strumento d’indagine, senza mai perdere intensità poetica.
Qui lo vediamo in un duo con la sua epigona, Natascha Nikeprelevic.
Bernhard “Bardo” Jaeger e la dimensione interiore del canto armonico
Bernhard, detto “il Bardo”, fu un musicista e cantante difonico italo-svizzero .
Sperimentò ed insegnò il canto difonico a partire dagli anni 70, tutt’oggi ricordato come uno dei più importanti e bravi esponenti europei dell’epoca, soprattutto per la sua tecnica pulita ed efficace.
Era attivo come cantastorie e “narratore armonico”, un bardo contemporaneo che intrecciava racconti, poesia e canto di armonici nelle sue esibizioni.
Si esibiva in contesti piccoli e informali, spesso in ambienti naturali o comunitari, più vicini alla dimensione del racconto orale che al concerto tradizionale.
Bernhard si avvicinò al canto difonico dopo un viaggio in Iran, che lo spinse poi ad approfondire la tecnica con Michael Vetter.
Era solito accompagnarsi con la tanpura indiana, alternando il canto monodico al canto difonico e sperimentando con entrambi su scale modali, oltre a suonare gong, campane tibetane, percussioni e molti altri strumenti etnici.
Roberto Laneri: canto armonico e ricerca vocale personale
Nel contesto italiano, Laneri è conosciuto per le sue sperimentazioni polifoniche, nelle quali la sovrapposizione di fondamentali diverse permette di mettere in risalto gli armonici comuni, ossia quelli che coincidono alla stessa frequenza pur appartenendo a serie armoniche differenti.
Esplorando la voce come strumento di risonanza, intonazione, percezione e organizzazione sonora, Laneri ha messo il canto armonico difonico in relazione con la composizione contemporanea. In particolare, ha sviluppato quelli che definisce “cristalli sonori”: strutture musicali in cui due o più fondamentali vengono intonate simultaneamente e i rispettivi armonici vengono selezionati ed enfatizzati, facendo emergere separatamente o facendo coincidere quelli condivisi (si pensi al quinto armonico di un do ed il sesto armonico di un LA).
David Hykes e l’Harmonic Chant
Fondatore dell’Harmonic Choir, Hykes è una delle figure più influenti nella storia recente dell’overtone singing occidentale.
Il suo lavoro ha dato visibilità a una pratica vocale in cui gli armonici sono messi bene in evidenza, anche se non in maniera prettamente melodica, ma più come un arricchimento timbrico su fraseggi cantati.

Attraverso il concetto di Harmonic Chant, Hykes ha costruito un linguaggio che unisce ascolto profondo, lavoro corale, attenzione alla risonanza e costruzione di spazi sonori immersivi.
Il suo contributo è stato fondamentale perché ha offerto a un pubblico vasto una forma chiara e riconoscibile di canto armonico contemporaneo, senza ridurlo né a fenomeno esotico né a puro sperimentalismo.
In lui la voce acquista una funzione architettonica: costruisce ambienti, campi vibratori e tensioni sonore.
Kiva Simova e la versatilità del canto degli armonici
Se Hykes ha reso il canto armonico riconoscibile su larga scala, Kiva Simova ne ha mostrato con forza la versatilità in contesti più ibridi e aperti.
Musicista, cantante e compositrice, Kiva Simova ha portato il lavoro sugli armonici in dialogo con la world music, l’improvvisazione, il teatro sonoro e la composizione contemporanea.
Il suo percorso è importante perché dimostra che il canto armonico può vivere anche fuori dai contesti più contemplativi o specialistici.
Può diventare materia performativa mobile, densa di energia scenica e libertà inventiva.
In lei la vocalità armonica dialoga con la polifonia, con il gesto improvvisativo e con una presenza corporea molto forte.
La sua figura amplia la mappa del canto armonico contemporaneo, mostrando come questa pratica possa essere non solo rigorosa, ma anche fluida, teatrale e trasversale.
Tran Quang Hai e la ricerca scientifica
A questo quadro va aggiunto in modo indispensabile Tran Quang Hai, etnomusicologo, musicista e ricercatore che ha avuto un ruolo di grande rilievo nello studio e nella diffusione del canto armonico difonico.

Il suo contributo è particolarmente importante perché ha riqualificato il ruolo melodico degli armonici, aspetto imprescindibile nel khöömei tradizionale, dal quale era affascinato.
Tran Quang Hai ha dedicato molti anni allo studio e alla divulgazione delle tecniche di overtone singing. Pur non avendo appreso le tecniche vocali conformi alle tradizioni di khoomei — preferendo un approccio timbrico del tutto personale — il suo merito è stato quello di riqualificare il ruolo melodico degli armonici trasmettendo, con grande chiarezza didattica, i rapporti intervallari che emergono dalla serie armonica naturale e invogliando i suoi studenti a sviluppare un orecchio musicale sensibile a questo aspetto.

Ha messo in luce come gli armonici possano essere organizzati, riconosciuti e resi musicalmente significativi, creando melodie precise e riconoscibili.
Questo punto è essenziale: il suo lavoro non si è limitato a descrivere il fenomeno, ma ha aiutato a capire in che modo la serie armonica contenga già un mondo di relazioni musicali, di altezze e di possibilità melodiche.
Ricordo che quando lo incontrai per la prima volta nel 2016, alla “rassegna di musica diversa” a Cento (FE), cantammo assieme all’unisono la melodia di “Amazing Grace” con gli armonici.
Mark van Tongeren e le tradizioni vocali di Tuva e Mongolia
Mark van Tongeren è un etnomusicologo che, dal 1990, si è dedicato allo studio del canto difonico, con particolare attenzione agli stili vocali di Tuva e della Mongolia.
Tra il 2010 e il 2022 ha scritto due importanti libri che affrontano nel dettaglio gli aspetti musicali ed etnomusicologici del canto difonico.

Le sue opere offrono una panoramica dei punti in comune e delle differenze tra le tradizioni di Tuva e Mongolia.
Nel corso delle sue ricerche ha viaggiato a Tuva, in Mongolia, nell’Altaj, in Tibet e a Taiwan.
Come afferma lo stesso van Tongeren:
“L’etnomusicologia non è semplicemente un’area di studio che si occupa di musica esotica, tantomeno di musicologia etnica. È una disciplina che si pone di intravedere una speranza verso una più profonda comprensione di tutta la musica, concettualmente estesa a qualsiasi suono possa essere riprodotto dagli esseri umani.”¹
Il suo lavoro contribuisce a collocare il canto difonico all’interno di una prospettiva etnomusicologica più ampia, attenta sia alle specificità delle singole tradizioni sia ai rapporti tra voce, cultura e organizzazione musicale.
Christian Zehnder, sperimentazione armonica e non verbale
Christian Zehnder, nato a Zurigo nel 1961 e attivo a Basilea, proviene da una formazione nella chitarra jazz e nel canto classico da baritono.
Dopo aver studiato il canto armonico con Tokne Nonaka e le tecniche di voce corporea di Alfred Wolfsohn, ha sviluppato una personale ricerca tra musica alpina, teatro musicale e performance contemporanea.
Lo stile difonico di Zehnder si distingue per un’emissione limpida e controllata: non usa gli armonici soltanto come effetto timbrico, ma li seleziona e li articola per costruire vere e proprie linee melodiche sopra il suono fondamentale.
Le sue composizioni, influenzate dallo jodel, dalle vocalità arcaiche e dalla musica contemporanea, reinterpretano l’immaginario alpino in una forma originale, sperimentale e non verbale.
Wolfgang Saus e il canto armonico multitonale
Wolfgang Saus, proveniente da una formazione come baritono classico, inizia a interessarsi al canto difonico nel 1983, dopo un incontro con Roberto Laneri e, successivamente, con David Hykes.
Dopo aver iniziato a studiare da autodidatta, negli anni sviluppa ad altissimi livelli quello che oggi è considerato uno degli stili occidentali più importanti di canto difonico: il polyphonic overtone singing. La sua tecnica è ispirata allo stile sygyt tuvano, ma presenta una differenza lampante: nel timbro vocale non c’è nessuna attivazione delle false corde.
Il suo brano più rinomato è una versione del “Canone di Pachelbel”, da lui arrangiata per canto difonico solista. L’arrangiamento prevede cambi di fondamentale che, in alcuni momenti, si allontanano dal temperamento equabile, al fine di mantenere una buona intonazione nella melodia eseguita con gli armonici.
Wolfgang Saus ha inoltre collaborato allo sviluppo del software Overtone Analyzer, pubblicato nel 2008.Il programma utilizza uno spettrogramma che mostra gli armonici, indicandone il numero e le relative differenze rispetto al temperamento equabile.
È stato il maestro diretto di Walter G. Mantovani, pioniere italiano del canto armonico multitonale, attivo dagli anni 2000.
Una genealogia del canto armonico occidentale
Messe una accanto all’altra, queste figure delineano una genealogia molto ricca.
Arthur Miles appare come un anticipatore isolato e sorprendente, capace già nel 1929 di usare gli armonici con una precisione melodica che ancora oggi colpisce.
Michael Vetter trasforma il canto difonico in pratica d’ascolto e di ensemble.
Roberto Laneri sviluppa un percorso personale, autonomo e profondamente creativo.
Bernhard “Bardo” Jaeger ne evidenzia la dimensione interiore ed esperienziale e porta una pulizia degli armonici vocali straordinaria.
David Hykes ne costruisce una forma riconoscibile e influente a livello internazionale.
Kiva Simova ne mostra la capacità di aprirsi a contesti performativi diversi.
Tran Quang Hai offre uno dei contributi più solidi alla comprensione dei suoi fondamenti musicali e intervallari.
Mark van Tongeren amplia la prospettiva etnomusicologica sul canto difonico e sulle tradizioni vocali di Tuva e Mongolia.
Wolfgang Saus porta infine il canto difonico occidentale verso un alto livello di precisione tecnica, sviluppando il polyphonic overtone singing e contribuendo alla sua analisi attraverso strumenti informatici.
La voce come strumento di esplorazione acustica
Ciò che unisce tutti questi percorsi è l’idea che la voce non sia soltanto veicolo di testo o melodia, ma anche luogo di esplorazione acustica.
Gli armonici, in questa prospettiva, non sono un ornamento del suono: sono il suono stesso nella sua profondità strutturale.
Possono diventare melodia, timbro, campo armonico, risonanza e gesto espressivo.
Ed è proprio qui che Arthur Miles torna a occupare una posizione singolare.
Se oggi siamo abituati a pensare il canto armonico difonico come spazio di ricerca, è anche perché nel suo “Lonely Cowboy” si sente già, in forma embrionale ma chiarissima, una delle intuizioni più radicali dell’intero panorama occidentale:
“Gli armonici non sono solo da far emergere, ma da cantare musicalmente, usando come base una voce limpida e ben centrata, capace di sostenerli e guidarli con precisione. Parliamo di intuizione, dal momento che non si sa se Arthur venne in qualche modo a contatto con la cultura Tuvana, nella quale il ruolo melodico degli armonici è radicato nella tradizione almeno dal 1700 d.C.”

Molti anni più tardi, il mondo scoprirà, grazie al canto khöömei dell’Asia centrale, che prima di Miles esisteva già una tradizione fondata interamente sul ruolo melodico degli armonici, cantati come protagonisti nella voce del cantore.
