Questo articolo è una rielaborazione divulgativa dei contenuti della review scientifica di Omayma Afsah, “Effects of hormonal changes on the human voice: a review”, pubblicata nel 2024 su The Egyptian Journal of Otolaryngology. L’obiettivo è presentarne i principali risultati in un linguaggio semplice e accessibile, con particolare attenzione alle conseguenze dei cambiamenti ormonali sulla voce parlata e cantata.
La voce è anche una questione di ormoni
Quando pensiamo alla voce, tendiamo a considerarla soprattutto il risultato del funzionamento delle corde vocali, (e delle false corde!), della respirazione e delle cavità di risonanza. In realtà, esiste un altro elemento meno evidente ma molto importante: il sistema endocrino.
Gli ormoni sono sostanze prodotte da diverse ghiandole del nostro organismo, come tiroide, ipofisi, surreni, ovaie e testicoli. Attraverso il sangue raggiungono differenti tessuti e ne modificano l’attività. Anche la laringe risponde alla loro azione: nelle corde vocali sono stati infatti individuati recettori per estrogeni, progesterone, androgeni e ormoni tiroidei. Questo significa che una variazione dell’equilibrio ormonale può produrre cambiamenti concreti nel funzionamento della voce.

Alcuni di questi cambiamenti fanno parte del normale ciclo della vita, come quelli che avvengono durante la pubertà, il ciclo mestruale, la gravidanza, la menopausa e l’invecchiamento. Altri possono invece essere collegati a patologie endocrine.
Per chi utilizza professionalmente la voce — cantanti, attori, insegnanti e speaker — anche variazioni relativamente piccole possono diventare talvolta molto evidenti. Una leggera riduzione dell’estensione, una maggiore fatica o la difficoltà nel raggiungere determinate note possono essere quasi irrilevanti nella normale conversazione, ma avere conseguenze importanti nel canto.
Anche per questo motivo, secondo la review, la valutazione di un disturbo vocale non dovrebbe limitarsi al semplice ascolto. Può comprendere l’osservazione della laringe tramite videolaringostroboscopia, l’analisi acustica della voce e alcuni parametri aerodinamici, oltre naturalmente alla percezione che la persona stessa ha del proprio problema.
Dalla pubertà all’età adulta: quando gli ormoni trasformano la voce
Il primo grande esempio dell’influenza ormonale sulla voce è sotto gli occhi — o meglio, nelle orecchie — di tutti: la muta vocale durante la pubertà.
Con l’aumento degli ormoni sessuali, la laringe cresce e le corde vocali cambiano dimensione. Nel maschio questo processo è particolarmente evidente: il tratto vocale e la laringe aumentano di dimensione, mentre le corde vocali diventano più lunghe e spesse. La frequenza fondamentale si abbassa considerevolmente e la voce può scendere complessivamente anche di circa un’ottava.
Nella donna il cambiamento è meno spettacolare ma comunque presente: l’abbassamento riportato nella review è di circa un terzo. Le corde vocali e il tratto vocale rimangono mediamente più corti rispetto a quelli maschili, contribuendo a una frequenza fondamentale più elevata e a un timbro generalmente più brillante.
Dopo la pubertà, però, i due sessi seguono percorsi differenti. Nell’uomo i livelli degli ormoni sessuali rimangono relativamente più stabili durante buona parte della vita. Nella donna, invece, la voce continua a essere sottoposta alle oscillazioni ormonali del ciclo mestruale e successivamente ai grandi cambiamenti della menopausa.
Esiste anche una condizione chiamata puberfonia, nella quale, nonostante lo sviluppo fisico della laringe, la voce non assume stabilmente la frequenza più bassa tipica dell’età adulta. La causa è più frequentemente psicogena, ma la review ricorda che in alcuni casi può essere associata a ipogonadismo. La voce può risultare insolitamente acuta, debole e soffiata, con volume ridotto e improvvise rotture dell’altezza.
Ormoni e ciclo mestruale: perché la voce può cambiare da un giorno all’altro
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto fra ciclo mestruale e voce. Le oscillazioni di estrogeni e progesterone possono infatti produrre modificazioni temporanee delle corde vocali.

Nei giorni precedenti alle mestruazioni alcune donne sperimentano quella che viene definita disfonia premestruale. Tra le cantanti, uno dei sintomi più frequentemente riportati è la difficoltà nel raggiungere le note acute. Possono inoltre comparire affaticamento vocale, alterazioni del timbro e una riduzione dell’estensione. Storicamente il fenomeno era conosciuto molto bene nel mondo dell’opera: alcune cantanti venivano esentate dalle esibizioni nei giorni immediatamente precedenti e all’inizio delle mestruazioni, i cosiddetti “grace days”.
Le ragioni sono anche fisiologiche. Nel periodo premestruale può aumentare la ritenzione di liquidi nei tessuti delle corde vocali, provocando congestione ed edema. Il progesterone può contemporaneamente favorire una maggiore secchezza della mucosa, riducendo le secrezioni presenti ai margini delle corde vocali. Questo può effettivamente condizionare anche il canto gutturale ottenuto con le false corde vocali, ovvero tecniche come growl o kargyraa.
La review riporta inoltre studi che suggeriscono un effetto diretto degli ormoni sessuali sul tessuto laringeo. Sono stati identificati recettori per estrogeni, progesterone e androgeni sia nella mucosa sia nei tessuti più profondi della laringe. Osservazioni tramite narrow band imaging hanno mostrato anche un aumento della congestione vascolare della laringe durante il periodo premestruale, in corrispondenza del picco di progesterone.
Non tutti gli effetti devono però necessariamente derivare direttamente dalle corde vocali. Le variazioni dell’umore, la tensione muscolare e gli spasmi addominali associati alla sindrome premestruale possono influenzare indirettamente respirazione e muscolatura laringea, contribuendo alle difficoltà vocali.
Gravidanza e menopausa: due momenti delicati per la voce femminile
Anche durante la gravidanza i livelli di estrogeni e progesterone aumentano notevolmente e le corde vocali possono sviluppare diversi gradi di edema e congestione. Tra i disturbi maggiormente segnalati troviamo una voce più soffiata e un maggiore affaticamento, soprattutto durante il terzo trimestre.

A questi fattori se ne possono aggiungere altri. Il reflusso laringofaringeo può peggiorare durante la gravidanza; inoltre, la rinite gravidica può favorire la respirazione attraverso la bocca e quindi una maggiore disidratazione della mucosa delle corde vocali.
Nel terzo trimestre cambia anche la meccanica respiratoria: lo spostamento verso l’alto del diaframma può ridurre l’efficienza del sostegno respiratorio. Diversi studi citati dalla review hanno infatti osservato una diminuzione del tempo massimo di fonazione in questa fase, parametro che tende poi a migliorare dopo il parto.
Un altro momento cruciale è la menopausa. Il forte calo di estrogeni e progesterone, accompagnato da un aumento relativo dell’influenza degli androgeni, può determinare un ispessimento delle corde vocali e un leggero abbassamento della frequenza della voce. Possono comparire affaticamento, perdita di estensione e difficoltà nel raggiungere le note acute.
Questi cambiamenti vengono percepiti in modo particolarmente evidente dalle cantanti professioniste. La review discute anche la terapia ormonale sostitutiva: alcuni studi hanno osservato nelle donne che la assumono una frequenza abituale della voce più elevata rispetto alle donne in menopausa che non la utilizzano. Gli estrogeni possono inoltre favorire le secrezioni ghiandolari e influenzare positivamente le caratteristiche della mucosa delle corde vocali. Naturalmente, l’articolo sottolinea che rischi e benefici di una terapia ormonale devono essere valutati attentamente con i professionisti sanitari competenti.
Androgeni, ovaio policistico e farmaci: alcuni cambiamenti possono diventare permanenti
Un’altra parte importante della review riguarda gli androgeni, perché la loro azione può modificare sensibilmente la struttura delle corde vocali.
Nella sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), ad esempio, l’iperandrogenismo può favorire un abbassamento della voce. È stata ipotizzata un’ipertrofia del muscolo tiroaritenoideo, uno dei principali componenti muscolari delle corde vocali. Alcuni studi citati nell’articolo riportano inoltre maggiore frequenza di voce più grave, necessità di schiarirsi la gola e riduzione del tempo massimo di fonazione. Sono state osservate anche alterazioni della vibrazione delle corde vocali, chiusura glottica incompleta e iperfunzione sopraglottica.
Particolare attenzione viene dedicata agli androgeni assunti dall’esterno, come gli steroidi anabolizzanti. Nella voce femminile possono aumentare la massa muscolare delle corde vocali e ridurre la frequenza fondamentale, producendo una voce più grave. L’aspetto più importante è che, secondo la review, questi cambiamenti possono comparire già dopo poche settimane e risultare spesso irreversibili.
L’articolo distingue inoltre i vecchi contraccettivi orali contenenti componenti progestiniche con maggiore attività androgenica dalle formulazioni moderne. Le prime formulazioni erano state associate a modificazioni negative del timbro e dell’estensione e, in alcuni casi, a una possibile mascolinizzazione permanente della voce. I contraccettivi moderni utilizzano dosaggi ormonali molto inferiori e questi effetti non sono stati riportati; anzi, stabilizzando le oscillazioni ormonali durante il ciclo, potrebbero rendere più stabile anche la voce cantata.
Tiroide: quando una disfonia può essere il segnale di un problema più generale
Tra le patologie endocrine, quelle della tiroide hanno un rapporto particolarmente stretto con la voce. Secondo uno degli studi citati nella review, fino a un terzo dei pazienti con patologie tiroidee può presentare disfonia. Nella laringe sono stati inoltre individuati recettori specifici per gli ormoni tiroidei.
Nell’ipotiroidismo, i disturbi vocali possono essere molto frequenti. Possono comparire disfonia, affaticamento, riduzione dell’intensità e dell’estensione e una sensazione di corpo estraneo in gola. L’accumulo di determinate sostanze e liquidi nella lamina propria può aumentare la massa delle corde vocali e ridurne la capacità vibratoria, producendo una voce più grave e irregolare.
Nei casi più importanti possono comparire alterazioni simili all’edema di Reinke. La buona notizia è che, secondo la review, le modificazioni vocali legate all’ipotiroidismo possono regredire completamente entro alcuni mesi dal raggiungimento di una normale funzione tiroidea.
Nell’ipertiroidismo lieve, invece, la voce spesso non presenta alterazioni significative. Nei casi più severi, tremore, debolezza muscolare, affaticamento e disidratazione possono produrre una voce tremolante, soffiata, debole e con una minore capacità di sostenere la fonazione.
La tiroide può inoltre interferire con la voce per ragioni puramente anatomiche. Gozzi molto voluminosi, tumori o processi infiammatori possono comprimere o coinvolgere i nervi che controllano la laringe. Anche la chirurgia tiroidea richiede particolare attenzione ai nervi laringei: una loro lesione può provocare paralisi o paresi delle corde vocali, con conseguenze che vanno dalla voce soffiata alla perdita di volume e di estensione, fino alla difficoltà di produrre le note acute. Per un cantante, proprio quest’ultimo sintomo può essere uno dei primi segnali di un problema al nervo laringeo superiore.
Ipofisi, surreni, diabete e invecchiamento: la voce come specchio dell’organismo
L’articolo prende infine in considerazione altre condizioni endocrine meno immediatamente associate alla voce.
Un eccesso di ormone della crescita nell’adulto provoca acromegalia. Anche la laringe aumenta di dimensione e le corde vocali si ispessiscono: la frequenza fondamentale si abbassa e la voce diventa più grave. In alcuni pazienti la debolezza muscolare generale può inoltre rendere la fonazione debole e affaticabile.
Nella malattia di Cushing, dovuta a un’eccessiva produzione ipofisaria di ACTH, le alterazioni vocali sono più evidenti nelle donne e possono andare da cambiamenti simili a quelli premestruali fino a una marcata e potenzialmente irreversibile virilizzazione della voce. Anche i tumori che producono prolattina possono provocare nella donna cambiamenti simili a quelli premestruali.
Nell’iperplasia surrenalica congenita, l’eccessiva produzione di androgeni può determinare nelle donne una voce più grave e un timbro più scuro.
La review dedica infine spazio anche al diabete. La disfonia viene riportata nel 12,5% dei pazienti diabetici, con una frequenza più che doppia rispetto ai soggetti sani. Neuropatie, problemi microvascolari e muscolari possono compromettere il controllo fine della laringe; nei casi avanzati la neuropatia può contribuire persino alla paralisi delle corde vocali. Secchezza della bocca e della mucosa vocale, affaticamento e altri effetti sistemici della malattia possono ulteriormente peggiorare le prestazioni vocali.
Anche il normale invecchiamento maschile mostra quanto siano stretti i rapporti tra ormoni e voce. Con il progressivo calo del testosterone e la perdita di massa muscolare, nell’uomo anziano le corde vocali possono assottigliarsi e incurvarsi, chiudendosi meno efficacemente. Il risultato può essere una voce più soffiata e, curiosamente, un aumento della frequenza fondamentale.
La voce può essere un campanello d’allarme?
Il messaggio conclusivo della review è particolarmente importante: una variazione persistente della voce non è necessariamente soltanto un problema della laringe.

La voce riflette l’interazione tra apparato respiratorio, muscolatura, sistema nervoso, mucose, struttura delle corde vocali e sistema endocrino. Un cambiamento apparentemente semplice — voce improvvisamente più grave, perdita delle note acute, affaticamento inspiegabile, tremore o riduzione dell’estensione — può talvolta rappresentare uno dei primi segnali di un’alterazione ormonale.
Questo non significa naturalmente che ogni difficoltà vocale debba far pensare a una patologia endocrina. Significa piuttosto che, soprattutto quando il cambiamento è persistente o inspiegabile, la voce dovrebbe essere considerata nel contesto dell’intero organismo.
Per cantanti e professionisti della voce questo principio assume ancora più valore: la loro sensibilità alle variazioni della propria funzione vocale può consentire di percepire cambiamenti molto prima che diventino evidenti nella normale conversazione.
La review conclude infatti sottolineando l’importanza della collaborazione tra chi si occupa professionalmente della voce e lo specialista endocrinologo. In alcuni casi, la disfonia può addirittura essere il primo segnale di una malattia sistemica più importante.
Fonte: Omayma Afsah, Effects of hormonal changes on the human voice: a review, The Egyptian Journal of Otolaryngology, 2024, 40:22.
